Le trecce d’oro dei defunti di Bradley

Recensione Le trecce d’oro dei defunti

Le trecce d’oro dei defunti
Alan Bradley
Sellerio
Trad. Alfonso Geraci
2022 (orig. 2019)
Pagine 354, euro 15

Toronto. 1952. Flavia, 13enne dagli occhi azzurri, udito sopraffino e talento chimico, è alla festa di matrimonio della sorella 19enne Feely, insieme all’altra sorella (di mezzo) Daffy. Dalla crema della torta vien fuori un dito mozzato, scopre che apparteneva al cadavere sepolto della chitarrista spagnola Adriana Castelnuovo. Sa di essere “una ragazza di intelligenza superiore alla media” e che la polizia di Sua Maestà ha speso richiesto con successo la sua consulenza. Decide di fondare un’agenzia investigativa insieme al fido Dogger, già valletto e giardiniere del suo defunto padre. Il loro primo caso riguarda una loro vicina, devono ritrovare la corrispondenza del padre di lei, omeopata appartatosi in casa di cura, ma la signora viene uccisa e forse c’entra qualcosa anche quel dito. Sempre godibile la serie iniziata nel 2009 dal canadese esperto d’ingegneria elettronica Alan Bradley (Toronto, 1940). Questo è l’undicesimo, “Le trecce d’oro dei defunti”, come sempre in prima persona.

(Valerio Calzolaio)

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